The Divine Invasion E.P.-Sauroid

MAIOVVIhereTheDvineInvasionfromSAUROID

Nuova ed imminente uscita per Sauroid, sugli scudi un ragazzo Antoni Maiovvi, di Bristol, città che nel mondo del Northern Soul e certa elettronica evoca ricordi di portata mondiale; ma oggi non è il big beat a dettare ritmo e sogni bensi’, sin dai primi secondi che mando in orbita questo E.P. , ci troviamo in un sogno fatto di Sinth PoP,Electro,Wave(nella sua accezione più dance e meno obscure) ad alto tasso energetico e The Variable Man è già un manifesto delle intenzioni di Antoni che oggi risiede a Berlino…ma ben poco in comune col sound che va per la maggiore nella capitale Tedesca…tirando dritto su un percorso personale che in Fingerprints diviene allucinazione barocca post Daft Punk, RobotDisco allo stato puro con uno stop & go tutto ricerca epica, eighties spacedOut High Energy e coro di una sensualità che ci dice che questo ragazzo fà sul serio, secondo stop e chitarre(una Fender Telecaster!!!) a voler dimostrare davvero tanto, forse troppo, ma si sà, alle volte i fuoriclasse  innamorati del pallone-macchina strafanno, ed è pure giusto che sia cosi’. VHS mantiene il mood epico, frenando pero’, bellissimo il cantato che poi esplode in una cavalcata tanto cara a certa Italo, che non mi stanca, perchè carica carica di Yamaha DX21, Sequencial Circuit Pro1,Arp Solina etc etc…ed è inutile citare tutto il macchinario, o meglio l’armamento pesante usato per questo monolite; “Many Machines on Ix,New Machine” parte funk,sia chiaro mascherato eighties con andamento electro ma umanizzato da una sezione di archi che viene sovrastata dalla voglia di spingere, che in questo lavoro,non viene mai meno, e poi nuovamente archi e Bobby Orlando chissa’ dove…se la sta ballando…nuovo stop…nouva partenza…è un delirio dove funk, high energy, e discoRock si intrecciano in modo complicato ma senza perdere l’obiettivo in questa Electro-Opera Maiovviana, che minuto 6.47 si fà quasi Nu Rave per un attimo per poi spegnersi in un mantra no beat no energy, che saluta e che forse presagisce qualcosa per il futuro.Partiamo con i remix, il primo è di Hiboyd su Fingerprints, driving clash under, sinth sirene o qualcosa di simile per un trattamento che calma l’originale a differenza del remix del grande Keen K su WHS, e la storia non si fà in pochi giorni, già dal cantato, quel fottuto timbro, dimostra che siamo al top nel genere, matita nerissima sotto gli occhietti, andamento guerresco, goth ma nel senso vero e stupendamente estetico del termine per una pillola dell’oblio che mi manda indietro nel tempo bene; infine per Many Machines, Vast & Bulbous, bassone New Order e dance per ragazzi eighties che si fanno fantasmi e si perdono nella melodia che credetemi è centratissima ed emoziona parecchio, bellissimo il drummin’ verso il quarto minuto che si interseca col vento-sinth sfociando in tanto tribalismo bianco per una chiusura dritta.Rinnovo i miei complimenti a Mr Impellizzeri che dopo anni di duro lavoro con questa gente è all’alba del suo sogno.

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