Chasing Voices – Scold – Preserved Istincts

Quanto un’ipnosi puo’ essere deleteria e quanto puo’ essere di contro magica e ispirata? Per poter avere le idee chiare su determinati fenomeni musicali occorre una calma Zen, molta pazienza e sicuramente la legge del Tempo, che si dice sia galantuomo, ed invece molto spesso aiuta solo a dimenticare e,sempre in modo piu’ superficiale, a fruire velocemente forme e colori che meriterebbero piu’ attenzione, piu’ riflessioni e piu’ consapevolezza della materia affrontata.Dietro un Disco c’è un artista, in quell’artista c’è un mondo, composto da una moltitudine di pulsioni,sensazioni,angosce,gioie,drammi e successi,ansie e rivelazioni, condizionamenti e rivalse destinate a materializzare un quadro sonoro le cui tinte sono linee in cui cercare una via che possa liberare un linguaggio tanto corporeo quanto mentale.Comprendere un disco,riceverne i messaggi,assimilarli o rifiutarli,collocarlo nella sua giusta dimensione storica e qualitativa sembra cozzare con la contemporaneità fatta di connessioni veloci che regalano Musica intrattenimento,qualsiasi essa sia,e non piu’Musica Cultura,quando un Disco era non solo l’artista che lo produceva,ma le persone che vivevano metafisicamente una causa mediata da sensazioni che facevano sentire le persone insieme,le persone unite,dietro a un Disco che spingevano con la forza della passione acquistandolo e non delegando all’etere o all’iperuranio internettiano o peggio ancora ai nuovi proto esperti di marketing gli hypes da imporre attraverso estetiche che conosciamo alla nausea a tal punto che padri e madri dovranno dire ai lori figli ti vesti come mi vestivo io trenta anni fà…senti musica tale e quale e anche peggiore di trenta venti anni fà.Una generazione che non crea annasperà sempre su idee vecchie e vissute da altri.

Avevo promesso a me stesso che non avrei piu’ scritto su questo ensemble d’oltre oceano,ho comprato i dischi,ne ho scritto per primo in un mare di noia musicale, usandolo come scudo per difendermi da ascolti troppo stereotipati,troppo omologati e sinceramente destinati e vogliosi di far parte di un mondo che possa garantire momenti di timida e lieve notorietà( perchè di quello si tratta,poi si sgonfierà tutto vedrete) e non quell’antagonismo che è base imprescindibile per bruciare suono e passione.Ho subito apprezzato l’attitudine di questo progetto made in New York,laddove dietro ogni release ci dovrebbe essere un producer differente ma Shawn O’Sullivan giunge al suo secondo capitolo abbandonando suggestioni wave,come nel caso di Another Walk, e il suo grande amore,è proprio il caso di dirlo,per la dark techno,essendo su quel mood storia ed evoluzione del genere sin da quando è ragazzo,portando negli ultimi due anni a compimento monoliti quali lo split con Civil Duty sull’Americana The Corner,il razzo sonic industrial… il Weld E.P. sotto il monicker Vapauteen ( edito sulla sempre Americana L.I.E.S., label enorme che nel suo catalogo comincia a dimostrare un’attitudine onnivora abbracciando generi e sottogeneri anche se l’industrial techno è ancora relegata al disco di Shawn e visto l’appiattimento a cui è destinato il genere farebbero bene a lasciare quel gioiello come una pietra solitaria ed isolata) e poi ancora dark techno su Avian a nome 400PPM piu’ incline a contenuti di taglio Euro.Infine tutti sanno che modula feelings & machines nei Led Er Est,band che in tre anni ha già rilasciato ben quattro full lenghts,uno sulla italianissima o meglio romanissima Mannequin.Del Free Flight sulla leggendaria W.T.Records di Willie Burns ne parlero’ a parte perchè credo che con questo Scold ci sia piu’ di qualche collegamento e considerazione da operare con micro viaggi storico sensoriali.
Scold.Scold è un casino,mi chiedo,conoscendo on line Shawn con il quale ho parlato diverse volte e provando anche simpatia e affetto per questo ragazzo le cui competenze,la passione e il talento sono cosa ormai nota( c’è anche da dire che chi si permette di scrivere di Musica non dovrebbe parlare molto con i producers secondo me,anzi di regola non dovrebbe parlare proprio, nè carpire umori,tensioni e intenzioni…pero’ io mi perdono sempre anche perchè se non mi perdono io non mi perdona mai nessuno e poi qui non si vende un cazzo,c’è solo uno che compra da tantissimi anni migliaia di dischi) mi chiedo ripetutamente da mesi…ma da quale viaggio sonoro te ne sei uscito per realizzare questo cortocircuito ??? Suoni in una band Wave,hai un trip mortale con la dark techno che conosci e hai studiato da Lory D( va bene lo sappiamo tutti che la chiamavamo dark techno ma dentro Montagna Sacra c’era di tutto,non sinth post wave e boom boom loop noia) sino all’ultimo remix remake trattamento che stai preparando per Clouds,il tuo è un big circle,ne sono consapevole, che pero’ non prevedeva questo ago piu’ che ventennale,perchè di questo si tratta,e non importa se il tutto è frutto di una coscienza pianificata o di obiettivi raggiunti in modo inconscio,conta il fatto che ci troviamo di fronte ad un disco che pone diversi interrogativi,e che per me resterà centrale non solo per il periodo che viviamo,ma anche per comprendere cio’ che è successo nel decennio scorso.

Ci sono due linguaggi in questo disco,un linguaggio House di matrice Lil Louis nelle sue visioni piu’ buie mutuato in modo artificiale e totalmente bianco ed un linguaggio Techno mutuato in modo trippy e nineties che guarda ad esperienze enormi che la Techno Music ha vissuto dal 1993 al 1997 con Bandulu,sintetizzando al massimo è la grandiosa Plastikman “visione e materia” che ha poi pero’ generato mostri di loop infiniti mandati a memoria nel decennio scorso,solo che il Chasing Voices in questione è una progressione sonora di quasi un quarto d’ora in cui Techno e House tornano a giocare come due bimbi impazziti di gioia.Non la definiremo mai Tech House,meglio essere fulminati,ma c’è una transizione onesta in Scold, scevra dal dolore che quel finto e furbo ping pong ci ha procurato triturandoci i coglioni per la noia; Shawn è riuscito laddove pensavo fosse impossibile non che qualcuno si cimentasse,ma dove pensavo fosse impossibile che qualcuno riuscisse,e lui c’è l’ha fatta,questa è Techno,ma Techno di altissimo livello nel 2013.

Quanto un’ipnosi puo’ essere deleteria e quanto puo’ essere di contro magica e ispirata?

Entra come Jack U di Felix e Puff Diddy,dura un attimo,fateci caso,ma qui siamo nell’underground,la ricercatezza chiede un umore solenne e una classe anonima,sui sinth si stagliano luci ed ombre,l’incedere è Housey ma il corpo è Techno,Shawn sembra bere con naturalezza entrambi i bicchieri,è un crescendo in cui viene martellato un unico minimale tema,la plastica Hawtiniana si riverbera nelle infinite transizioni che la club culture vive…”se in Free Flight il tema sonoro viene aggredito creando visioni stile grande cinema in Scold il tema sonoro tende ad arroncigliarsi creando una tensione sempre piu’ grande che sfuma solo nel finale quasi…il Free Flight fosse la preparazione a questo Anthem di rarissima bellezza”.
Scold il disco di Chasing Voices che avrebbero dovuto capire tutti e che invece resterà l’unica luce in un buio infinito…ma se credi che un’ipnosi sonora possa poi rendere migliori i tuoi sentimenti e che questi stessi possano essere la forza per poter ancora amare la musica…dai…fai questo viaggio.

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ANCIENT METHODS – SEVENTH SEAL – ANCIENT METHODS

Soffocante,questa è la prima parola che mi viene in mente pensando all’immaginario che un determinato suono puo’ evocare, sto mandando il volume al massimo,sto godendo come un pazzo come ogni volta che prendo in mano questo suono,perchè chi ha voglia di intendere capisce che non hai solo un disco tra le mani certe volte,hai un intero Suono che s’è materializzato ed in questo specifico caso tramite quattro preghiere tutte vestite di nero paradossolmente il soffocamento diviene catarsi e finalmente si torna a respirare un’idea di Techno Music Autentica,una Techno Music oscura,che non vuole pagare tributi perchè s’è sposata al buio con un genere l’Industrial la cui Storia è lunga,piena di dolore e anche di tanti fallimenti sonori e non, ma che in questo matrimonio sembra rinnovare le gloriose contraddizioni del passato trovando una formula nuova che puo’ essere trasfigurata o addirittura rubata ma che a lungo andare non rappresentarà mai l’obiettivo di un vero ascoltatore che era è sarà sempre riuscire, indipendentemente da tutti i fenomeni che si scatenano ed è anche ormai inutile condannare ed è giusto solo evitare, a recepire l’autenticità di un lavoro enorme qual’è quello dell’ ormai leggendario progetto Ancient Methods.

“Cavalieri e Vescovi” apre la contesa, è il tamburo che t’avvisa,che devi essere preparato,carico, sinth a tempesta si stagliano a creare una progressione sonora tanto fisica quanto psichica,industrial virato dance,c’è tutto un gioco di reminiscenze che pero’ non riusciro’ mai a giudicare Trance anche se l’effetto puo’ essere collegato,sia chiaro, solo ed esclusivamente in questa track,ma qui il veleno che scende ha in pieno il sapore della contemporaneità ; anima Techno su un corpo industriale di un lavoro che verra’ ricordato come spartiacque nella saga Ancientiana perchè paleserà il raggiungimento della sintesi di tutte le intuizioni avute sino ad oggi.La voce o quell’emissione vocale non ha il colore del rave,ma dell’illegal.
Kings & Pawns è un serpente d’acciaio con 2 teste,ritmo e lamiera melodica che asfalta tutto cio’ che trova,traccia lama che taglia anche il minimo dettaglio,la Techno che si agita rabbiosamente aggrappandosi all’esigenza disperata di una nuova idea di groove,un’idea molto estrema che probabilmente spiega i tempi che stiamo vivendo e la naturale ascesa di questi ultimi sette anni di una Techno Total Obscure il cui scopo dovrebbe essere quello di una definitiva liberazione di tanto infame decennio scorso,laddove la militanza dell’amore della techno ha ceduto il passo a parole come network,public relation,promoters e tanto anzi troppo troppo marketing.
When All Is Said And Done.Ora io secondo voi che magari state leggendo,e spero con il tutto il cuore che siete in pochi, come si fà a scrivere su un qualcosa il cui titolo dice già tutto,questa traccia è Puro Stile Ancient Methods e questo Suono è solo loro o sua( Conrad è fuori dal Progetto e non so’ se questo Seventh Seal sia a due o quattro mani)… e questa Musica la fanno solo loro o lui… perchè loro/lui sono questa Musica, è un concetto semplice di cui ho anticipato prima, ci sono persone che fanno ed esprimono quello che sono e non possono fare altrimenti, i Grandi sono cosi’.L’intro di questa Materpiece Track è come scorrere una fulminea sequenza fotografica a cui segue un solo unico Pensiero fatto Suono,è un martello continuo,un martello che sembra infuocarsi,in molti hanno considerato questo 12″ come un magnifico tassello dell’opera Ancientiana io invece credo che sia non solo il sunto della loro opera tutta ma un nuovo punto di partenza per una sfida a livello musicale che ora diventa cruciale e di fondamentale importanza, e se mai le aspettative verranno disattese il fascino rimarrà assoluto.La battaglia è stata comunque affrontata.
Castling Becomes Inevitable è il gran final e sinceramente a tanta potenza e sontuosa visione sonora credo corrisponda una ormai definitiva divisione per quanto concerne la Storia degli Ancient visto e considerato che sembra non ci sia piu’ speranza di rivederli insieme nè mi interessa sapere il motivo sebbene ad oggi mi risulta che Wollenhaupt porterà avanti il discorso da solo…certo è che questa Castling ha il sapore delle lacrime,è un dipinto di rara bellezza che va in mille pezzi,un’inesorabile marcia scandita dal metallo forgiato e da un’incontrollata esplosione di proiettili diretti verso ogni dove facendo si’ che questa forza anarcoide non debba vergognarsi del suo stesso pianto.Il Pathos melodico crea una suggestione di proporzioni gigantesche forse frutto di una dicotomia;Castling è perfetta per aprire un industrial Rave,di certo è come se non piu’ che vedere un film epico su uno scenario post atomico con tanto di richiami medievali,insomma un macello,un capolavoro assoluto.

Tutto cio’ che verra’ ad uccidere la Dark Techno,tutto cio’ che verrà ed è forse già arrivato per corrompere e rendere overhyped un mondo che esiste da tanti anni, non cancellerà mai nè spegnerà il fuoco dell’Underground che Ancient Methods ha acceso nel cuore dei veri amanti di questa Musica.

… ” I British Murder Boys appartengono ad un’estetica sia culturale che musicale differente da Ancient,che sono il nuovo metal on metal di un estremismo sonoro necessario per la Techno Music e che è comunque rivolta ad una ricerca melodica ed incredibilmente emotiva, i BMB si muovevano in un inconscio Punk e appunto volutamente veloce e indefinito,uno squarcio di nichilismo negazione e voglia di rottura (Karl O’Connor, tratto dal racconto/intervista “The Last Punk in UK Advanced in Music Machines).G.N.

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Healing Force Project- Hybrid Furrows (12″)


Conosco JM De Frias, il boss della New Yorkese Sequencias, ci ho parlato diverse volte,chiaramente on line, ma sia per pigrizia sia perchè detesto trascorrere il tempo di fronte a un computer non gli ho chiesto( non avendo tanto tempo a disposizione) quale fosse il motivo per cui dall’enorme mole produttiva di Velcro Tape,nome che Antonio Marini,Trevigiano,notissimo ai lettori di questo blog per la sua prima grandiosa release su Acido Records( Analogic Prospectus / Moorg#1) e per altre gemme disponibili in rete sull’ormai famigerato Soundcloud sembra aver abbandonato in virtu’ di Healing Force Project,abbia proprio scelto queste due tracce o meglio ancora questo concept diviso in due atti, “Hybrid 1″ ed “Hybrid 2″. Quando due anni fà ebbi modo di entrare in contatto con JM De Frias fu perchè recensii i battesimi delle prime due releases sulla sua label che vantavano nomi che nell’Underground piu’ variegato House e Techy,con tante e tante sfumature, erano dei veri e propri pilastri,uno su tutti,Jamal Moss, mi resi subito conto di quanto grande fosse la cultura e di quanta voglia ci fosse di ampliare e guardare in ogni angolo della terra pur vivendo in una città che ha una Storia e delle Risorse Musicali che altrove non si possono permettere neanche di sognare.Potenza e Amore dell’Underground penserebbero giustamente alcuni mentre parsonalmente mi premerebbe ribadire il concetto che si tratta di una scelta che parte dagli States per inquadrare quanto di veramente alternativo propone l’intero scenario Europeo.
Antonio Marini non gode dell’hype che altri hanno,nè delle serate e dei cachet di cui i giovani presunti eroi dell’House e della Techno Music odierna possono vantare,ma agli occhi,e soprattutto alle orecchie,di chi sta cercando qualcosa di veramente altro e difficilmente definibile ha già suscitato molto interesse.Non è semplice scrivere di un Artista che potrebbe,se solo lo volesse,inserirsi in ben altri ambiti con competenze e talento superiore ad altri ma è qui che si palesa proprio la sua Etica che poi si riverbera completamente nella sua Musica : una costante ricerca fondata su una personale battaglia che lui ha intrapreso per interpretare a fondo il significato piu’ profondo della materia che lui cerca di modellare e rendere ritmo e suono.
E’incredibile come una larga schiera di producers(in special modo Italiani) si ostini a seguire un percorso già ben delineato pero’ a mio modo di vedere “segnato” ed invece Antonio,da solo, ne scelga un altro,piu’ tortuoso,piu’ difficile,completamente opposto che potrebbe anche non portare a nulla ma quel nulla e in quel nulla aleggia quella che è la fascinazione, la magia e il mistero che renderà immortale l’Underground stesso che credetemi,soprattutto i piu’ giovani, non è un qualcosa di relegabile a i “mi piace” di Facebook nè al numero di serate che un DJ riesce a fare nel corso di una o piu’ stagioni.E’ un altro mondo questo.E’il mondo della sperimentazione,che non accetta minimamente il piegarsi a regole o trucchetti e prevede un lavoro ed una interiorizzazione ed un sacrificio che mal si conciliano o per nulla si conciliano con la domanda che sovente gli artisti purtroppo si pongono oggi piu’ che mai…funzionerà…questa mia traccia funzionerà? E’ un’altra dimensione questa percio’ se vi interessa scoprire questo Spazio Musicale targato Healing Force Project continuate a leggere…in caso contrario non partite con noi in questo oscuro ma sublime viaggio.

“Hybrid 1″ : E’ stato bravo nella scegliere questa traccia Mr De Frias ed il perchè è presto detto,ne avrebbe potuto scegliere altre ma ha cercato,studiato,analizzato quale potesse sintetizzare a pieno il mood di colui che io,anche per praticità continuo a chiamare Velcro Tape( sapete che odio i copia/incolla…credo si sia compreso…),e lo si capisce sin da subito per chi conosce a pieno la Musica di Healing Force Project( devo abituarmi a chiamarlo cosi’) i cui intro sono un enorme punto di domanda/ambient che vorrebbero rivelare lo scenario in cui ci troviamo e cioè una dimensione obscure scenica in un fantamusical senza tempo…”governa un paradossale stato di mistero unitamente ad una solennità dettata dalla profondità del suono”…il beat è abbattutto e schiacciato ma proiettato in un dissidio corpo/cuore/mente…non sono tick quelli che sentite ne’ piatti di una drum…ma è l’Amore per il Jazz nello studio piu’sperimentale sia nero che bianco all over the world.Hybrid 1 non è un semplice esercizio o una sperimentazione sonora ambient ben riuscita…ma è la passione che Healing Force nutre per la Black Music fatta estrema sperimentazione e mai banalizzata.Dopo averla sentita e risentita riesco a definirla,è’Ambient Soul On Ice”,il soul e il jazz stratificati e ibernati al Polo Nord per proteggerli e per far si’ che gente cattiva non debba rubare e sfruttare piu’ da tanta Grandezza Sonora.

“Hybrid 2″ : Il secondo atto di questa release che io comunque reputo un “concept in sintesi” dell’intero Mood Sonoro di Healing Force Project è una traccia/momento che gira ad un voltaggio differente e piu’ Techy,la ascolto e la riascolto cercando di carpire dettagli per poi giungere ad un’idea complessiva della valutazione del lavoro in se’,i pensieri mi aggrediscono e cerco di fare ordine perchè di spunti e rimandi ce n’è sono ma occorre non fare confusione in questo caos apparentemente gelido ma a mio modo di vedere fortemente emotivo.Cassa4 per la Storia della Technology Music come la conosciamo,umore da combattimento per esorcizzare un contrastante sentimento di furore e frustrazione che innesca una miscela fat e senza compromessi alcuni.C’è qualcosa di Drexciyano in questa track ma non per l’evocazione di scenari mitologici bensi’ per quell’andamento da Funk estremizzato e reso splendidamente Techno.TechnoStoria per uno scenario paradossalmente senza evoluzione e regressione…in sostanza senza tempo ,archi che sono strings ma che non hanno nessuna voglia di commuovere,non c’è piu’ dramma,musica sacra per Robots che si avvicinano senza sosta e che ti vengono a chiedere il conto…e se non sei preparato…a quel punto beh a quel punto forse Healing Force Project non potrà piu’ salvarti.Vero Spirito Techno.

Antonio appartiene a una lunga Generazione di persone che considerano la Musica un qualcosa di Sacro,è un Ragazzo della Working Class Italiana che combatte con la Musica lo schifo che viviamo…lo fà con grande umiltà…appartiene a una nutrita schiera di persone che sin dagli anni ’50 passando per i sixties i seventies gli eighties e i nineties hanno vissuto un qualcosa di straordinario e cioè la Musica che si rinnovava sempre e si presentava in molteplici forme ed estetiche.Tutto quello che queste persone hanno vissuto…tutto quello che abbiamo vissuto(forse noi siamo l’ultima generazione che ha potuto godere dell’eccezionalita’ e della creatività che la Musica proponeva) sembra non esserci piu e probabilmente siamo entrati in un’era in cui “Il Suono” sta vivendo una “Neverending Transition”…una transizione in cui ogni cosa e’ solo riformulata.Io credo che l’unica cosa che ci resta è l’Underground,e dischi ed Artisti come questo possono essere un’alba per l’intero Underground Musicale Italiano.Non fate in modo che un lavoro del genere sia solo un maestoso tramonto.

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ROBERT HOOD-MOTOR-NIGHTTIME WORLD 3-MUSIC MAN.SYMPHONY OF ELECTRICITY.

Il Suono,la Musica, un carattere fortemente metafisico lascia sempre un’enormita’ di dubbi,riflessioni, a volte piacevoli a volte contorte, su cui costruire il proprio esclusivo viaggio di conoscenze,certezze,convinzioni che dovrebbero accreditarci quali conoscitori di una materia che cerchiamo di comprendere e studiare,guidati da una passione che si gonfia e sgonfia in relazione al valore di cio’ che seguiamo viviamo con passione e giudichiamo.L’avrei acquistato forse con solo pochi ascolti,un pre listen scheggia impazzita per non rovinarmi quell’amore per il vinile che sapete qui da queste parti viene ancora considerato come una sorta di rituale da godere nel tempo,ma la modernità ha voluto che ci ritrovassimo il disco in rete pronto per tutti gli amanti della musica della internet generation,musica che loro considerano gratis o abbonamento e ancora peggio un intratteninemento del tipo “il piatto è servito consuma velocemente e dopo qualche giorno cambia minestra che tanto è tutto buono e gustoso”,niente pensieri,ci si intrattiene tutti in questa misera allegria dell’andiamo avanti senza capire un cazzo o del quanto è bravo quest’artista per qualche giorno,ed io stesso non ho resistito e ho controllato,sentito,studiato per giorni l’album,in rete,nella rete,sempre piu’ trappola piuttosto che vera liberazione secondo me…ma oggi… finalmente mi è arrivato in tutto il suo peso il 3×12 di un sempre piu’ prolifico Robert Hood che in ben due anni,a testa alta,dipinge due capolavori che a mio modo di vedere sono le due facce di una stessa medaglia.
Un personaggio che non ha bisogno di presentazioni,l’inventore della Minimal Techno,il giovane Rapper che diviene co fondatore di Underground Resistance,una serie di dischi che sono e rappresentano la Techno con un atteggiamento sempre guerresco,un’ideologia sonora sempre proiettata verso un futuro descritto decadente ma con un piglio ed una forza ottimistica che lo anima portandolo a compiere ,a differenza di altri,la sua idea di Techno in un periodo in cui dalla Motor City,Detroit,che era è e resterà il punto piu’ alto per i veri amanti del genere, di dischi Techno,purtroppo,ne arrivano sempre piu’ pochi…e forse per come è stato svenduto il genere neanche c’è li meriteremmo di ascoltare qui in Europa,sempre che i Grandi,per come sono andate le cose,non abbiano deciso di dire stop alla elargizione del Suono.
Un’aura di misticismo comprensivo della tecnologia pervade la Musica di Robert Hood, il quale sembra entrato in una fase della sua esistenza in cui le certezze unitamente ad una forza ed un orgoglio che non scema mai lo conducono su un sentiero che sembra percorrere spedito,come se alla fine il suo sforzo,la sua battaglia sonora riesca a prevedere un raggiungimento che forse va oltre quell’idea utopica in cui da anni ci siamo rinchiusi quando affrontiamo il discorso Techno.
Il triplo.Come ben sapete è il terzo della serie Nightime World,laddove Hood incarna la sua appartenenza col Detroit Sound in un suono in cui le radici jazz sono forti e le atmosfere notturne e tremendamente affascinanti,ma questo Motor sintetizza anche le ultime,è proprio il caso di dirlo,visioni sonore di Omega,full lenght del 2010,dove i critici e gli appassionati,per quanto mi riguarda,si sono soffermati sin troppo sul film “The Omega Man”del 1971(che ha sicuramente guidato e influenzato quel disco) di Boris Sagal e troppo poco sul fatto che,a ragione,senza polemizzare Hood faceva il punto su che cosa fosse la Minimal Techno,palesandola attraverso un disco meraviglioso e riportandola sui binari della visceralità di cui il genere non puo’ far a meno e cancellando definitivamente quanto di finto e scarico sia stato progettato per essere venduto a ventenni discotecari da Sabato sera troppo stupidi per essere vissuti e spacciati per vera esperienza Techno.

E’ proprio una situazione metafisica,non so’ quanto cazzo vi possa interessare,ma il padiglione sinitro della mia Sony 7506 riprende a funzionare dopo mesi di bestemmie e Motor è li’ che aspetta solo di girare,le luci non sono forti,controllo incisioni dettagli e cose da malati del vinile,abbandono Sennheiser e Pioneer,io sono un vero scasciacuffie,è un grande difetto,rompere cose che costano parecchio,accendo una sigaretta,digrigno i denti e seguo la sequenza giusta delle tracce.

Exodus,l’elettricità si presenta per la grande riflessione dei corpi Techno fatta Suono,è “la sinfonia dell’elettricità”,sullo sfondo la Città Madre del Suono Originario,il ritmo è L’Africa che si è evoluta altrove ma vuole ritrovare l’archetipo della propria storia/intuizione attraverso una cascata di suoni che sono terra e cielo,vita e morte,drummin’giungla 2064 e sguardo rivolto ad una contemplazione notturna dello spazio,non ci sono orchestre,è lui da solo una grande orchestra per una traccia intro mostruosamente bella.
Motor City,puro Robert Hood Style,fuori da tutto,archi che sono onde,sembra girare un taglio acid ma è tutto sotto una coltre di colpi di classe in una perfezione che so’ già non verrà mai meno,sebbene i tempi non siano ad alto voltaggio come The Vision ci ha insegnato questa è Techno,anzi questa è la Techno di Detroit in un bagliore di luci che diviene sinth melodia poco dopo la metà della track spezzando la ripetitività di un funk sferzante su un minimalismo paradossalmente gigantesco,gioca con gli opposti e le tensioni liberando un finale a cui ci ha abituati negli anni alzando il tiro.
Better Life,il tamburo incita,la melodia crea già ritmo,incomincio a credere di essere in una proieziona sonora fatta concept ed il vinile mi regala una sensazione unica come se la stessi ascoltando la prima volta,è un palleggio sonoro inaudito,ci sono momenti che non riesco neanche a definirla,mi lascia li’ interdetto,forse un vero jazz elettronico da terzo millennio,momenti di PianoHouse celata magnificamente su un impianto spaced out Techno tutto deepness, ma è tutto per attimi,il minimalismo è ripetitività ma le suggestioni deviano e affascinano ,poi Robert libera il tutto e sciorina gioia quasi barocca,un film non riuscirebbe a reggere questo gioco,si inventa un finale magia e mistero in cui l’andamento della track scompare ed è come se tutto si stesse riverberando in uno specchio in cui ci siamo noi e lui.
The Wheel entra con un chiaroscuro,cardiopalma andato,un Piano che sa di oblio e di abbandono,voce che è ritmo nella struttura sonora scandendo momenti di autentica tensione,questa traccia è molto piu’ violenta di tantissimo finto rumore odierno,è un po’ come una di quelle camminate dove non sai dove andrai a finire,il finale è simile alla fase iniziale ma svuotato.Esperimento e ritmi altri.
Black Technician, chi sarebbe intenzionato e avesse gli strumenti per trasfigurarsi nel Suono Hoodiano volendo emularlo si troverebbe davvero in una situazione di incredibile difficoltà,soltanto lui compie tutto cio’,io non sento altri artisti della Techno fare tracce del genere,è un suono tutto suo,è una storia tutta sua, e titolo non è stato mai piu’ appropriato; non ci pensi neanche piu’,c’è l’hai dopo pochi minuti questa traccia che ti gira nello stomaco,gli archi cosi’ caratteristici del detroit sound sono un monito continuo,ti abbandoni alla melodia e la cosa piu’ bella è che stai amando ancora la dance music,lo stop e la ripresa sono felicità al cielo,e il tutto è incredibilmente condotto con una semplicità disarmante,zero trucchi,zero effetti speciali,colpi che garantiscono verità musicali per un finale che mantiene il disco su un livello altissimo,nessuno s’offenda,probabilmente irraggiungibile per chiunque al momento.
Learning,l’orchestra dell’elettricità Hoodiana si staglia creando un’atmosfera da epica di un futuro incerto,ignoto ma che deve essere necessariamente affrontato,la traccia piu’ breve dell’intero disco che non mi va’ di definire neanche downtempo mi convince del tutto che indipendentemente dall’incredibile impianto sonoro Hood ha trovato linee melodiche che sono soluzioni sonore e musicali ispiratissime per il suo timbro ritmico,è evidente che dopo tanto lavoro,tanta ricerca,è in uno stato di grazia come non mai secondo me.Alla luce anche di Omega,due dischi in due anni cosi’ potenti e non sono neanche a metà di Motor.Ma vedro’l’alba.
Drive,che cosa volete che vi dica,la Techno di Robert Hood.Come direbbe un mio amico…Lui accende la luce e io aggiungo incendia il mio cuore.
Torque One,se Drive era la Techno nella sua dimensione piu’ limpida qui Robert ci regala un Saggio di House Music,e non voglio essere polemico,le persone sanno che dietro questo blog non c’è finalità alcuna se non quella di comunicare e condividere pensieri sul suono,e questa traccia mi auguro sinceramente la possano ascoltare tutti i producers di House Music fermi nel secolo scorso; i colori di questa traccia sono pochi,essenziali,ma stupendamente inseriti in un quadro da cui non si puo’ distogliere lo sguardo,voce che chiama questo one…per una danza superba tesa alla ricerca della bellezza estatica…Hood nell’House,sempre uno spettacolo.
Hate Transmission ci riporta nel suono piu’ prettamente Techno,track che si ricollega al mood di Omega,che ricordiamolo è il disco che ha chiuso il decennio scorso schiaffeggiando la finzione e la decadenza del termine minimal techno inborghesito e umiliato da gente che ha solo voglia di monetizzare e lucrare; tantissima tensione,stop classico con giro acid,tre linee e una sigaretta amarissima per un episodio da vivere a occhi chiusi,schiacciasassi per un dancefloor adulto e consapevole che Robert prende per mano non escludendo nessuno,tutto è incredibilmente contemporaneo,l’ispirazione è al massimo e la classe è in ogni colpo,una di quelle tracce totali in cui spiega ancora una volte le regole del genere,coinvolgente.
Slow Motion Katrina frena il disco,ha creato una tale suggestione e un tale caos di riflessioni sul futuro,come se in modo profetico stesse avvisando dei grandi rischi dell’umanità che questa Slow Motion ti fà venir voglia di abbracciare qualcuno,la quantità di suono diversificato nel drummin’ che crea ritmo è impressionante lungo tutto il disco,un altro aiuto per le generazioni giovani ferme a una timbrica univoca e noiosa…il drummin’ha tante varianti sonore…diversificare per non annoiare e soprattutto innovare,che dolce lama questa Slow Motion Katrina.
Assembly sono i passi nella notte,la paura è sempre sullo sfondo di questo disco,un proto spoken word irrompe,giusto un attimo,ritorna,tutto è inframezzato,questa è una traccia unica,Urban Soul del nuovo millennio,taglio da rumore di metropoli industriali negli occhi e nelle orecchie di un uomo leggendario.
A time to rebuild chiude il capolavoro,io aspetto l’alba e sono felice che Robert Hood non abbia chiuso con la Techno,la sta portando avanti con una dignità una forza un’intelligenza ed un’onesta’ che per me altri non hanno,è tempo di ricostruire e come in Omega ed in questo Motor, ormai già Disco dell’anno per me, il messaggio è la sua Musica stessa,il messaggio di un Homo Bonus che conosce le sue responsabilità nonostante tutta la merda di questo mondo e non si vergogna come disse nel comunicato M Plant che è tempo di dare e condividere…e alla sua gente ha dato due monoliti che incominciano a rimettere le cose a posto o quantomeno a indicare qual’è la via che occorre percorrere per non addormentarsi in un futuro che ci vede sempre piu’ schiavi e meno liberi,quindi questa è una “traccia aperta” che guarda al futuro di una Techno Music sempre piu’ nelle mani di Robert Hood.

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CHASING VOICES – VALLEY OF THE DRY BONES – PRESERVED ISTINCTS

In un’era in cui la Musica precipita in una moltitudine di dibattiti, complice il violento cambiamento provocato dalla rete e quindi dal mutato approccio di coloro che la seguono, che a mio modo di vedere sono il piu’ delle volte alquanto sterili e probabilmente figli di interessi e addirittura di una vera e propria idiozia borghese piuttosto che di un logos artistico o di un credo sincero,è l’autenticità stessa della Musica, che con un po’ di esperienza un pò di cultura e un po’ di fortuna andiamo a scovare che ci tira fuori dalle brutture mentali inutili ; una passione conosce negli anni la sua formazione e la sua evoluzione,alogica perchè di Suono stiamo parlando, e di estetiche che ci coinvolgono,ci seducono, e soprattutto ci animano e ci caricano di un qualcosa che è stupendamente indefinibile,potremmo semplicemente inquadrare il tutto con una frase del tipo “incondizionato e infinito Amore nei confronti del suono”, una sorta di droga che ci ravviva, ci interpreta,ci entra dentro e di cui non ne possiamo fare a meno.Dopo pochi mesi in cui ho celebrato il progetto Chasing Voices su questo blog e ovunque mi trovassi fisicamente con tutte le parole che avessi a disposizione è come se mi sentissi premiato dal momento che mi ritrovo di fronte al quarto one sided che piomba come un asteroide dentro la mia little music room mentre si fa’ accarezzare da una ortofon concorde azzurra nuova di zecca,me ne ha regalato una copia un ragazzo,un gesto stupendo(ho ben due copie di questo disco ora,la mia la regalero’ a qualcuno che la merita) ringraziandomi del fatto che come dice lui…”ho potuto conoscere qualcosa di veramente differente grazie a te,un qualcosa in cui mi perdo volentieri ogni giorno e che mi fà pensare che ho bisogno di altri dischi cosi’,ne voglio tantissimi che suonano come Chasing Voices”…mi strappa un sorriso o meglio una risata folle e penso quanto è bello essere ragazzi,con una vita ed un mondo davanti da scoprire,certo di merda ce n’è tanta,ma cercare la Musica ed amarla per davvero aiuta a non omologarsi e a non comportarsi come dei porci.Ho poche certezze nella mia vita e questa è appunto una delle pochissime.

Intro oscurità,pochissimi secondi e un tappeto sinth lo assicura riproponendolo per tutta la stesura del masterpiece visione, la metropoli delle metropoli sullo sfondo,New York,le sue luci e le sue miserie,il mondo dove ci troviamo è Brooklyn,il referente artistico è il Brooklyn Experimentalists,musicalmente Dope Jams e la sua variegata immensità culturale,dietro Chasing un collettivo di producers che brucia nell’anonimato,il linguaggio sonoro alla luce delle quattro produzioni con questo ultimo Valley To The Dry Bones si fà nuovamente complesso…”se in Acid Bathory il volume era dato dalla compressione dello schiacciamento verso le profondità dubby acid, Ex Nihilo Nihil Fit era invece l’epico tributo alle sonorita’ techno della Detroit della metà dei nineties ed infine Another Walk un tuffo dance in una magia wave realmente rinnovata, l’ultimo lavoro,la quarta pietra, è una druggy slow mo early rave track che piu’ che chiarire circa il mondo che si cela dietro questi esecutori d’arte elettronica aumenta dubbi e riflessioni,passione e devozione”…ossia un incredibile punto di domanda che spesso sorge quando necessitiamo di coordinate di fronte ai fenomeni di faceless technology music.
La traccia è stupenda,ha un andamento talmente definibile,un fascino cosi’ old che sembra non avere ne’ un passato ne’ un presente nè un futuro,è un palleggio di corpi narcofelicità che va a sbattere su pareti umide,non c’è bisogno alcuno di immagini,una voce innocenza l’accompagna come un ripetuto dettaglio di proto umanità,ha il colore del primo rave,quando l’house era improvvisazione ed ispirazione,il doppio drummin’ brancola nel buio e si frusta per non cadere,la giusta dose/ritmo per chi ha toccato le velocità piu’ esasperate e sta sfogando le ultime risorse in un dancin’ completo,mind & body mai cosi’ allineati,fredda e amarissima,finale buco e melodia apatica,l’essenza di un vero high rave class rivive in quasi 9 minuti di cecità House.

A tanta bellezza non corrispondono ne’ visi ne’ spiegazioni,tutto è fascinosamente avvolto nel mistero,nessuno sa chi sia o meglio chi siano Chasing Voices, ho ascoltato molto questi dischi che sono da diversi mesi in heavy rotation in my mind, seguo il mio intuito da ascoltatore e la mia esperienza vinilitica che mi insegna che alle volte i dischi nascondono volutamente dettagli e incisioni che giocano con la curiosità degli appassionati perchè la volontà di essere vicini e di condividere pensieri credetemi è anche negli artisti piu’ misteriosi, soprattutto agli inizi,ma se si seguono degli ideali,parola cosi’ in disuso oggi (ma non per chi cade da un palo della luce per difendere la sua terra ed il suo lavoro che non puo’ esser pagato da nessuna sporca cifra),se si vuole portare avanti un qualcosa che ha a che fare con la ricerca dell’autenticità da parte delle persone nella musica occorre che tutti mantengano questa grande promessa dell’Underground,certo è che il mio intuito mi porta a pensare che dietro ogni release c’è un producer differente,o piu’ minds che sviluppano attraverso un discorso musicale complesso ma incredibilmente affascinante una gamma di sensazioni che poche altre produzioni riescono ad eguagliare infondendo tanto interesse.Con la musica io credo sia molto piu’ semplice di quanto le persone possano credere, ci si divide in due blocchi,purtroppo uno è molto piu’ grande,il primo,dove ci sono quelli che amano la musica in virtu’ di cio’ che che la musica puo’ dare loro,soddisfazione,fama,notorietà,denaro,donne o uomini,li’ dipende dal sesso che avete,potere e altre cose da pezzenti nell’animo,nell’altro blocco ci sono le persone che amano la Musica e basta.Io appartengo al secondo blocco.Siamo stati sempre di meno,ma meglio pochi che ci vogliamo bene che molti pronti a tradirsi e a vendersi ogni qualvolta si presenta l’occasione.

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VARIOUS – UNDERGROUND WARRIORS E.P. – WILSON RECORDS

House Music, un termine di cui ho sentito parlare la prima volta esattamente ventitre anni fà, in un negozio di gadgets nel mio paese, un posto oggi come allora sostalziamente fuori da tutto,mentre rapito fissavo una spilletta che acquistai, giallissima, chiedendomi quale fosse il significato mi rivolsi al ragazzo che stava per vendermela il quale mi disse : è il simbolo dell’House Music…”la musica che va fortissimo in Inghilterra…tutti ballano quella musica li’”…non ho idea dove possa essere quel ragazzo Angloitaliano che cercava di spiegarmi in modo confuso e strampalato ma simpatico un genere molto complesso ( ai tempi non c’era internet dove poter quantomeno leggere la storia di un fenomeno ed ottenere a grandi linee delle informazioni,cosa che le generazioni odierne, pur avendo grandi mezzi a disposizione, comunque non fanno neanche oggi visto e considerato come ancora vengono considerati generi come l’House e la Techno qui in Italia) che in poco tempo e alla fine degli eighties era diventato un fenomeno planetario, era nelle radio, andava di moda, magari era mal recepito e cavalcato da chi non lo meritava ma era un termine cosi’ semplice eppur fascinoso House Music che aveva acquistato una notorietà ed una dimensione cosi’ familiare che chiunque, anche se in modo superficiale,potesse riconoscerlo.Quando avevo 15 anni o 16 anni ed andai a vedere Frankie Knuckles la prima volta qui in Puglia, avendo un background e già una buona collezione di dischi punk, metal, new wave e grunge, quella scelta mi costo’ non so’ quante offese e moine da parte dei miei amici(che già mal tolleravano il mio amore per i Sigue Sigue Sputnik) ma io non riuscivo a non amare Pump Up The Jam di Technotronic,e ancora oggi sono contento di essere andato a buttarmi giu’ in quel club enorme in una notte d’agosto con delle persone piu’ grandi di me che facevano esplodere la vita,per quanto drammatica possa essere,nel suono di un genere,di una storia,che solitamente accompagna persone che si perdono e che riescono a ritrovarsi solo di fronte ad un modo di essere,che li fa’ sentire vivi,perchè l’House Music sebbene sia un mondo dove in molti hanno saccheggiato in modo scaltro,puo’ancora essere qualcosa di autentico, come l’amore di ragazzi che la fanno rinascere.

Caratteristica di questo blog è studiare gli 01,la prima release di una label è quanto di piu’ difficile si possa realizzare,facile che si possano commettere degli errori,anche i piu’ grandi ne hanno commessi,ma è il punto di partenza,è laddove sono racchiusi sogni e speranze,ma soprattutto voglia di esserci.Una squadra a quattro da’ vita alla Wilson Records,label nata grazie a Fabio Monesi,Milanese,che noto è presente anche su Auror Records in una sorta di split,termine in disuso in questi anni, con Mirco Violi per un e.p. il cui titolo spiega bene cio’ che succede,”Back to Back”(ma ne discuteremo piu’ in là).
Ad aprire l’E.P. Alex Agore,di Berlino,che ha un bottino di produzioni niente male per labels quali 4Lux,Kolour LTD,Development Music,Quintessential,No Matter What,Undertones,e oggi su Wilson, e finalmente musica,vado in play ed esclamo cazzo ci vorrebbero drinks e ragazze ed invece non ho neanche un paio di birre,fuck,dai un pò di Rum e Coca Cola si,voce Soulful che piu’ Soulful non si puo’, bassone e dettagli per una traccia senza sbavature,tutta machines,House fino al midollo,con un incedere lineare e tanta voglia di ballare e calore che ci fà sognare un’Estate ancora purtroppo lontana,you and me,concetto ripetuto fino allo spasimo,voglia di condividere la naturalezza di un mood semplice ma incredibilmente necessario,bello il finale,vagamente balearic.
Monesi su Momma’s Groove alza il tiro,sembra muoversi in una dimensione piu’ obscure,bassone a reggere il tutto,tutte le frecce del suo arco vengono scientificamente scagliate,doppio drummin’ e slammin’ ben centrati,anche qui c’è il cantato,ma su un mood differente di Alex Agore sebbene la traccia è sempre in un’ottica deep e soulful,bello lo stop/voce/organo e slammin’ancora di mani,la voce non sembra scemare ed ha un timbro monito indovinato,è decisamente sull’House Fabio,è il suo primo numero ed avverto che in lui c’è un amore sincero verso un mondo che definire enorme è riduttivo,tantissima strada da fare,ma il groove è con lui e sono certo che tutta quella cazzo di strada la percorrerà toccando la luce del genere.Lavoro in cui ha dosato bene tutti gli elementi che stanno sostenendo la sua ricerca.
Dietro il monicker Washerman c’è Gianni Ziravo,di Zurigo ma con evidenti origini Italiane,già presente nel progetto Azuni,scioltosi purtroppo da poco,con la sua Just a Moody Guy,e butto giu’ un sorriso,per me l’House Music è come una di quelle storie che durano una vita ma sono comunque un prendi e lascia, oggi ci sono ma domani non ci sono piu’,ma Gianni rilascia una trax class,semplice con due drummin’ che mi divertono parecchio,melodia ondivaga,mi gioca Washerman,crea un effetto ipno ma mai evil,bella la voce che irrompe,smetto di scrivere accompagnandomi al suo mood semplice ma coinvolgente,un altro ragazzo che puo’ sviluppare parecchio in futuro,la voce ritorna con un U U U U davvero simpatia al cielo,di contro voce figa ed intendo che qui le ragazze piacciono parecchio come migliore tradizione del genere,un numero indovinato che rende il disco ancora piu’ solido.Anche qui finale ottimo.
Infine il Veronese Luca Ballerini che fà esplodere un vento di sinth su una marea di colpi,bassone che sembra giurare amore eterno per l’house di Detroit,la traccia piu’ aggressiva di questo various,davvero tutto è ben incastrato,bella anche la voce,traccia con cui i dj che amano l’House Music possono mixare con piu’ stili e mood dell’House nella sua completezza incendiando un dancefloor colto ma in botta netta.

Se penso che dietro questa label c’è un ragazzo davvero giovane,poco piu’ che ventenne,che vuole portare avanti questo discorso di Soulful su un genere davvero adulto,bene,il tutto mi rallegra e dipinge un sorriso sul mio viso, nutro un rispetto sincero verso questi ragazzi..se penso a me poco piu’ che ventenne…insomma piu’ che trasportare gruppi elettrogeni e diffusori per raves…va bene questa è un’altra storia.

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Non Ne Usciremo Vivi-Marcello Napoletano-Soundcloud

Non ne usciremo vivi…Ultima Verità.

Traccia che ho prelevato scientificamente dal vasto repertorio di Marcello Napoletano, House Mind riconosciuta ovunque in virtu’ di lavori di cui abbiamo discusso diffusamente su labels quali Mathematics,Radiance,Reincarnation,Rush Hour,Laid,Yore,Quintessentials,Bosconi ed infine su HotMix.In pochi in Italia hanno saputo rappresentare il dogma originario Chicagoano come lui, il primo a lanciare,oddio detesto questa parola,un trend,che probabilmente ha fatto scoprire ai piu’ giovani cosa potesse significare il termine House Music nella sua accezione piu’ genuina,fatta di drammi,nervi,macchine analogiche,ricerche,nuvole di fumo,notti in studio e notti fuori a imprecare o sperare,sempre con la stessa convinzione di far parte di un progetto,disegnato dal destino,che qualsiasi cosa si stesse facendo occorreva farla con degli obiettivi di onestà e coerenza a costo di fare a pugni col mondo intero,a costo di risultare odiosi e acidi..ma quando la butta l’Acid Marcio fa’ sul serio.Con Fottute Registrazioni Marcello intraprenderà un nuovo cammino,con tanti vinili da portarsi dietro,ne sono sicuro; fare i dischi,avere una label comporta un impegno notevole,delineare e perfezionare cio’ che è stato,riformularlo al meglio,non disperdere tutta l’energia profusa dietro a generi e scene in cui Marcio e Fran meritano di stare e a testa alta. Marcio mi perdonerà se io oggi voglio solo ed esclusivamente pensare a questa traccia,frutto di chissà quale concept nascosto nel suo archivio segreto nel profondo Salento,perchè un ascoltatore violento vuole viaggiare veloce e vuole stare dietro cio’ che sente differente,completamente svincolato da tematiche legate alla contemporaneità della Club Culture ma di cui paradossalmente questa “Non Ne Usciremo Vivi” è una testimonianza degna e sincera di cosa possa ancora essere la Club Culture.

Intro giungla,slammin’ tribu’,saranno piatti veri? Forse una batteria, o qualche cazzo di drum, certo è che il mantra Acid che ne regge la struttura è da early rave o potrebbe essere mutuato dal new beat 1991 ma attraverso un’estetica completamente differente,mai bianca,un treno nella foresta con un beat ossessivo, flauto magia a intermittenza, una coltre di suoni impazziti che sembrano rincorrersi l’un l’altro,sinth lanciati in orbita,Afro in distorsione perenne e funk estremismo prodotto nell’inconscio ebbro, in molti diranno traccia singolare,io dico track Splendore.

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